Novembre. Tempo di bilanci (seriously, but not much)

Novembre. Si chiude un ciclo.

La terra ha già dato tutti i suoi frutti, il buio avanza e con lui il freddo. Tutto riprenderà vita in primavera, ma ora il mondo si ferma  per un meritato  riposo. Quello del riposo della terra e delle attività era considerato un momento fondamentale per gli antichi, necessario per il successivo ritorno alla vita. Un momento da festeggiare per ringraziare il cielo del raccolto avuto, ma anche  per “ingraziarselo”   per i prossimi , futuri raccolti. Il fermo forzato era (ed è ancora) un momento di riflessione, il momento giusto per tirare il bilancio dell’anno appena trascorso e prepararsi per quello che sta arrivando.

campo Per tutti questi motivi  le emozioni che ne derivano sono da sempre tante: la paura di ciò che non si conosce o che , al contrario, si conosce molto bene e che non si vorrebbe più, la speranza e l’incertezza del futuro, che porta anche a chiedere aiuto agli spiriti sacri dei propri defunti.  Dunque, celebrare ed esorcizzare, con feste e con rituali, di tanti tipi e con tante declinazioni.  Dalle maschere spaventose, alle zucche intagliate,  dalle invocazioni e gli altari  dai colori autunnali, ai cibi e ai dolcetti e scherzetti dei bambini.

Tempo di  bilanci …. 10a-4b+3/9y=?!

Anche per me è il momento di tirare una riga e fare un bilancio. E’ stato un anno ricco di avvenimenti e dai risultati davvero inaspettati. Ho aperto questo blog raccontando di come ci si possa trovare  a dover cambiare vita e a doversi reinventare alle soglie dei 50 anni, con tutte le incertezze che ciò comporta. foto bilanci

Quando hai appena finito la scuola ,il mondo del lavoro davanti a te sembra  l’everest da scalare, ma quando si chiude una porta, dopo tanti anni di lavoro in un unico ambito, quella montagna puo’ sembrare ancora più lontana, perchè ti rendi conto che la strada che avevi preso tanto tempo prima, è sbarrata e ora tocca immaginare qualche via laterale,  per proseguire. A volte le vie alternative sono hobbies o interessi che improvvisamente diventano un vero e proprio lavoro, a volte , come nel mio caso, sono passioni che non ricordavo neanche più di avere  e che mi si ripresentano davanti , per una serie di “fortuite coincidenze” , dopo anni di totale abbandono.

Qualche giorno fa, frequentando un corso di giornalismo organizzato dalla testata con cui collaboro, mi trovavo con  tanti ragazzi, liceali ed universitari. Alcuni già scrivono per testate, altri vorrebbero, altri studiano comunicazione,  ma tutti con lo stesso dubbio stampato in faccia: “cosa farò da grande?. Vorrò essere davvero un giornalista o  un comunicatore, oppure no? E se no, cosa?”  Normale sia così,vero ? Sono giovani!

mumble mumble..

… Ecco… però io  avevo più dubbi di loro e speravo proprio che il  relatore non scegliesse di interrogare anche me! Mi ha stupito parecchio, invece, sentire da professionisti affermati e dallo stesso relatore, giovane, ma già titolare di una testata on line locale, che hanno tutti  lo stesso dubbio, che diventa quasi certezza, di non sapere assolutamente,  cosa faranno da grandi. Quando andavo a scuola io, era quasi obbligatorio sapere cosa avresti fatto poi nella vita. Il fatto di non averne mai avuto idea , mentre nel frattempo svolgevo un lavoro che comunque mi garantiva lo stipendio, mi ha fatto sentire sempre un po’ una “diversa” , senza ideali, direbbe mio padre…punto interrogativoAdesso invece è l’incertezza e il dubbio, ad essere normale. Ciò che piu’ conta è mettersi in gioco nel qui e ora, creare e mantenere la rete dei contatti, avere una passione che ti tiene sveglio la notte o ti fa alzare alle prime luci dell’alba. E per essere credibili  e crescere in professionalità , è importante  mantenere anche una certa integrità morale. Probabilmente non ci saranno lauti guadagni, quantomeno non subito. Per questo siamo costretti ad inventare altre attività, sviluppare nuove passioni, per tirare avanti la baracca e dunque,  come si puo’ sapere “cosa faremo da grandi”?

Ammetto che la cosa, se da una parte mi ha dato una nuova prospettiva, dall’altro mi ha un po’ inquietato: cosa mi dovrò inventare ancora? e poi mi ci vuole tempo, non sono mica elastica, nè mentalmente,  nè fisicamente come questi ragazzi….

i colori del mondo

..Poi vado nel mio posto preferito, al parco, sempre rimuginando sul da farsi….. Vedo che sul cellulare ci sono delle opzioni per fare selfie ridicoli, tipo snapchat, a tema halloween e provo…Già  non è che sia fotogenica normalmente, ma i risultati  sono assolutamente mostruosi, e la cosa mi fa ridere di gusto!  Alzo gli occhi divertita ……e mi accorgo che i colori intorno riprendono intensità,  le foglie rosse e gialle brillano al sole e si lanciano allegre nel vento. Il parco è assolutamente vivo e pieno di colori, come non mi sembrava da un po’. Per completare il quadretto c’è anche una coppia che si bacia sulla panchina in fondo: sembrano i fidanzatini di Peynet..

sdrFarmi trascinare dai “mumble mumble” troppo seriosi  del mio cervello, quando ho progetti,  problemi e difficoltà , cioè sempre, come tutti, diventa deleterio per la salute, oltrechè inutile, se i pensieri non sono totalmente diretti alla risoluzione degli stessi problemi e difficoltà. Eppure questo,  è quello che ho fatto negli ultimi tempi , finendo per allontanarmi e non vedere più i  “colori del mondo” che mi sta  intorno  (.per non parlare del fatto che tutte le sf..ortune, quando sono in quello stato, pare  facciano a gara a precipitarsi…per farsi notare il più possibile!)

Novembre. Si apre un nuovo ciclo.

Con l’inverno il terreno è a riposo…è il momento di aspettare, poichè nulla potrebbe vivere e crescere sul terreno duro e gelato. E il freddo porterebbe a morte sicura ogni germoglio vitale. Invece la mente non si vuole fermare , vorrebbe calcolare , pianificare, stabilire: in una parola vorrebbe avere certezze.

Eppure, non posso immaginare cosa potrà accadere ..e continuo a non sapere cosa farò da grande.  C’è solo che in quello che faccio ora, che sia scrivere o fare qualunque altro lavoro, compreso dedicarmi alla casa e alla famiglia, ci posso mettere amore, attenzione e passione, e per il resto ..non è il caso di prendersi troppo sul serio!

 

tiziana mancini

 

 

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Funghi, castagne, ricette e antiche leggende

Le giornate si accorciano, l’inverno si avvicina …ho voglia di caldarroste e di un buon libro!

Ottobre sta per finire. Il bel tempo e le giornate tiepide che ci hanno accompagnato fin qui, fanno sembrare ancora lontano l’inverno. In realtà quest’ultimo weekend del mese, tra il 28 e il 29 , le lancette torneranno indietro di un’ora, ripristinando l’ora solare fino al prossimo marzo. Che tristezza sapere che a metà pomeriggio sarà già buio…. Per fortuna c’è sempre il lato bello della cosa: via libera a infusi e cioccolata calda, rigorosamente sotto il plaid, e zuppe a volontà…..per non parlare del profumo di caldarroste sul fuoco!

Riesco sempre a sorprendermi di quanto il nostro organismo,  sappia sempre  quando è il momento per introdurre gli alimenti giusti per la stagione e si premuri di farcelo sapere, ricorrendo a quei languorini …

Domenica scorsa mio marito ed io siamo andati  a fare una delle nostre escursioni fuori porta “alla ventura”, nei boschi di Venegono Inferiore, in provincia di Varese. L’ idea era di “andare per castagne”…Così, dopo aver percorso una prima volta il tragitto  verso lo splendido seminario camilliano (visitabile di domenica!) e poi quello verso Pianbosco, finalmente, svoltando in un altro tracciato, e quasi senza rendercene conto,  ci siamo ritrovati sul “sentiero delle tracce” .

Tracce di …storia  Il sentiero delle tracce è all’interno di un bosco antichissimo, che è stato prima dei Galli Edui e successivamente dei Romani, che vi introdussero i castagneti e le prime colture.  Fu  territorio di caccia dei Visconti e degli Sforza e poi contado di Maria Teresa d’ Austria. Fino al ‘700, fu una zona variamente coltivata. Oltre alle “castagne rossine” si produceva anche un vino importante:  il “vino di Abbiate Guazzone” !  Oggi nell’area del parco ci sono  tantissime specie di piante  e di animali : picchi rossi e verdi, rapaci diurni soprattutto falchi, poiane e sparvieri, ma anche cervi caprioli, volpi e tassi, e qualche pipistrello.

tracce di …bontà Così camminando in un bellissimo bosco, dove ti aspetti da un momento all’altro che compaia qualche elfo,  ci inoltriamo, con il nostro bel sacchetto da riempire , tra querce e castagni. Poche cose sono tanto rilassanti e soddisfacenti per me,  quanto andare a raccogliere i frutti spontanei.

La pratica di raccogliere cibo selvatico nel suo ambiente naturale (ma senza danneggiarlo)  per  impiegarlo  poi in cucina,  è adesso conosciuta come Foraging. In Italia, la definizione che più le assomiglia e che appartiene alla nostra cultura gastronomica da secoli, è quella “dell’andare per erbe”. Naturalmente non si tratta solo di raccolta di erbe, ma anche di bacche, frutti, foglie, e tutto quanto è commestibile, in natura.

Richiede  quindi tanto studio e conoscenza, quantomeno quello delle nostre nonne. Noi siamo andati solo per divertirci un po’, per passeggiare e portare a casa un tesoro prezioso, come facevamo da bambini!

Drizziamo le antenne e  cominciamo a seguire lo schiocco dei ricci che cadono a terra. In poco tempo,  nonostante le spine che rigano le mani (sic…ma portarsi dei guanti mai???),  raccogliamo un paio di chili di castagne, belle cicciotte. Non sono enormi , ma perfettamente sane e profumate:  il sapore sarà certamente delizioso!

Mentre ci riposiamo su una bella chaise longue fatta di tronchi, e su un trono di rami tra gli alberi , che fa molto  regina-del-trono-di- spade”  ecco passare i ” fungiatt”: da un lato  un cercatore  che torna dal giro con un cestino pieno e dall’altro  una coppia di anziani signori, appena arrivati.

In un attimo si fa salotto e l’arzilla vecchietta comincia a snocciolare per ogni tipo di fungo esistente nel bosco (finferli, pioppini, boleti, chiodini…) il modo migliore per cucinarlo!  Purtroppo parla così velocemente che faccio in tempo a memorizzare solo una ricetta:

Se trovi le mazze tamburo, devi farle a fette oppure prendere il cappello. Dopo che  hai pulito ben bene i funghi, sbatti l’uovo con il parmigiano grattugiato e un pizzico di sale, e ci tuffi le fette o il cappello.   Alla fine passi tutto  nel pangrattato e  friggi, come una cotoletta. Fai attenzione, perchè i funghi  si devono bagnare perfettamene con l’uovo, altrimenti il pane non si attacca! E poi vedrai che ti lecchi i baffi:  fuori  croccante e dentro si scioglie in bocca.. “. Devo ammettere che mi è venuta un’ acquolina! Purtroppo io i funghi  li so riconoscere solo al supermercato e leggendo le targhette… per oggi  non se ne parla! Mi  accontenterò delle castagne ..

Caldarroste bollenti e un libro di leggende  Le castagne , quando sono appena raccolte , andrebbero lasciate qualche giorno  in un luogo asciutto per far evaporare tutta l’umidità “-  diceva sempre mia madre .Ma sono troppo golosa e in fondo sono giorni che non piove : dunque,  stasera caldarroste.. almeno quelle!

Tornati a casa, tempo di togliermi scarpe e giubbetto, preparo  le mie belle castagne, incidendole a croce per cuocerle meglio e via sul fuoco.

img_20170928_120248-1251478902.jpg0928_120001-1610093855.jpgIntanto che il mio prezioso raccolto  comincia  a scricchiolare col calore della padella, riprendo in mano il bel libro di Simona Cremonini, la Leggenda Vien Mangiando (ed.PresentARTsì). L’ho comprato  al Vigevano Medieval Comics, il mese scorso. Non potevo non notare uno stand pieno di libri su fiabe e leggende legate al territorio, soprattutto se si parla di cibo. Ho conosciuto Simona proprio in quella occasione. Mi sono innamorata di questo libro perchè spesso, come lei stessa dice –  “è da errori, coincidenze, magie e invenzioni creative che nascono cibi, ricette e vini, protagonisti di quelle storie popolari chiamate leggende”0903_1130131038744102.jpg.

Mi piace molto l’idea che, mentre  mangio un cibo , in fondo ne sto assaporando anche la storia, vera o leggendaria che sia, condividendo virtualmente la vita e i pensieri di persone di un altro tempo . Così mentre il profumo di castagne arrostite  inizia a diffondersi per la casa,   butto un occhio al libro e scopro che “Dio aveva creato il castagno per aiutare chi viveva in montagna a trattenere il terreno franoso in caso di piogge e  a sfamarsi, dato che lì non cresceva il grano. Il diavolo ci mise lo zampino e mise intorno ai frutti un guscio spinoso. Il Signore naturalmente non si diede per vinto e disegnò una croce sui ricci : su ogni riccio maturato si sarebbe formato un taglio che li avrebbe fatti cadere e aprire, permettendo così ai montanari di poter raccogliere i frutti e cibarsene. A proposito ..pare che il frutto della castagna debba il suo nome” alla Dea Diana, che per sfuggire alle avances amorose di Giove, riuscì a mantenersi “casta” appunto, trasformandosi nell’albero del castagno”. Albero a parte, con tutte quelle spine, Giove da quel momento in poi, avrà sicuramente tenuto a posto le mani ….

Manca ancora qualche minuto per poter gustare la mia deliziosa cena “selvatica”. Quasi quasi cerco qualche storia anche sui funghi: in fondo sono stati protagonisti della mia giornata, pur senza averli portati a casa. Ed ecco che questa volta mi ritrovo nel cuore del Mediterraneo, insieme all’ eroe “Perseo che ,durante uno dei suoi viaggi, trovò il cappello di un fungo pieno di acqua piovana per dissetarsi . Per ringraziare gli dei, decise di fondare in quel luogo una grande città : Micene -dal greco mikès, fungo- di cui sarebbe diventato re e da cui avrebbe avuto origine  la civiltà micenea.”  .. Origine nobile questi funghi!

E quante altre belle storie! Qui ce ne sono ben 180, da tutta Italia,  tra alimentazione, gusto, fantasia e folklore, e non vedo l’ora di continuare la lettura , ma ora le mie scoppiettanti caldarroste sono pronte e corro in cucina..Buon Appetito!

tiziana mancini

fonti : la leggenda vien mangiando -ed. presentARTsì –

Simona Cremonini libri

www.simonacremonini.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Il profumo del mosto…dolce -parte II

Ed eccomi qui con la seconda parte della preparazione del “mosto …dolce” , come chiamo io la marmellata di uva, a causa dell’inebriante profumo da “cantina vinicola” che si espande durante la sua preparazione .

Nel post precedente (il profumo del mosto ….dolce -parte I )  ho raccontato come è fatta la preparazione tradizionale di questa marmellata (in realtà è una composta), quantomeno secondo la mia famiglia, e mia madre in particolare.

Non avendo a disposizione una materia prima tanto particolare come l’uva Montepulciano d’Abruzzo , nè altra uva da vino, per gustarmi questa prelibatezza ho dovuto ripiegare sull’uva da tavola. Si può usare qualsiasi varietà,  nera, ma anche uva bianca (durante  la cottura anche questa prende un colore bruno, anche se naturalmente non scurissimo ….) .L’importante è che sia di buona qualità e possibilmente non trattata.

le donne si sa, ne sanno una piu' del diavolo !Io ho scelto l’uva fragola, o uva americana perchè, se anche il sapore non è identico,  resta un preparato profumatissimo e dal gusto particolare , dolce e asprigno allo stesso tempo, che mi ricorda un po’ la “mia” marmellata. Persino il colore è molto simile a quello del vino…rosso carico!

Per preparare marmellate e confetture occorre sanificare i barattoli e i tappi (mi raccomando usare quelli nuovi altrimenti potrebbero non conservare correttamente),   come indicato nelle linee guide del Ministero della Salute, per le conserve casalinghe.

Per questa preparazione, avendo poco tempo,  ho usato la pectina  altrimenti come addensante è meglio utilizzare almeno una mela intera e tenere in cottura almeno un’ora e mezza. A proposito, lo sapevate che le bucce e i semi contengono il massimo della concentrazione di  pectina? Per utilizzare anche i semi senza che  finiscano nel composto, io uso uno di quei filtri di metallo per le erbe sfuse, tipo quelli del tè ma più grande ( Per questa marmellata, metterei anche la mela e le sue bucce nel filtro….).

Ecco , per mia madre questo dell’addensarsi è un problema che non si pone  mai…. semplicemente si lascia cuocere la frutta finchè tutto il liquido evapora. E bon. Il tempo non conta e neanche il fatto che in questo modo la resa sia veramente minima: se penso a quei 15 kg di uva dello scorso anno, ridotti di 3-4 volte, mi immagino che dal mio striminzito chilo di frutta acquistato, forse riuscirei a riempire un barattolino di appena 200gr!.. Forse…

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DOSE PER 1 KG. DI UVA FRAGOLA :

1 kg. di uva fragola (circa kg. 1,2 con i tralci)

1/2 bicchiere d’acqua

1/2 limone (il succo)

500 gr. di zucchero semolato.

n. 1 passaverdure

Staccate gli acini di uva fragola uno per uno dal tralcio, lavateli e metteteli in un tegame assieme a mezzo bicchiere di acqua. Portate a bollore e lasciar cuocere a fuoco moderato per circa 20-30 minuti, fino a che l’uva sarà disfatta,  mescolando di tanto in tanto.

A questo punto, con il passaverdure, passare il  composto, per togliere tutti i semini e le bucce che non si sfaldano.

Aggiungete lo zucchero,  il succo di limone e  lasciate bollire per 20  minuti a fuoco moderato, schiumando di tanto in tanto. Unire la pectina (rapporto 2:1) e mescolare bene.

Dopo 3 minuti spegnete il fuoco e invasate la confettura ancora calda nei vasetti che avete precedentemente sanificato, e avendo cura di lasciare 1 centimetro di spazio dal bordo del barattolo.

Chiudete bene i tappi, ma senza stringere eccessivamente e lasciate raffreddare, a testa in giù. Con il calore della confettura si crea il sottovuoto.

barattoli marmellataUna volta raffreddati i barattoli occorre  verificare se il sottovuoto è avvenuto correttamente: premete al centro del tappo e, se non sentirete il classico “click-clack”, il sottovuoto sarà avvenuto. I barattoli si conserveranno per circa 3 mesi, in luogo fresco e asciutto, al riparo da fonti di luce e calore. Una volta aperto occorre conservare in frigorifero e consumare al massimo  entro 3 o 4 giorni.

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Il metodo di conservazione che ho descritto sopra è quello classico e anche normato addirittura dal Ministero della Salute….

…E poi c’è il “Segreto delle Donne Abruzzesi” per la conservazione delle composte di uva, che al contempo dà al tutto un sapore ineguagliabile, soprattutto per la farcitura dei dolci tipici. Se si ha l’accortezza di creare una vera composta, con la quasi completa riduzione di liquido, (ma tenetene un po’ da parte, non si sa mai che possa servire ..) posso garantire che la conservazione resta perfetta e integra per anni, e a temperatura ambiente! Io preferisco venire a patti : marmellata rapida a fronte di una conservazione  di soli 2-3 mesi in frigorifero, senza sottovuoto. Mi sembra uno scambio ragionevole..

Dunque. Torniamo ai sistemi tradizionali di gusto e conservazione .Per  questa modalità gli ingredienti che aggiungeremo vanno messi poco prima di spegnere il preparato…

“si rompono un po’ di noci , poi ci vuole del cacao amaro e meglio anche del cioccolato fondente , qualche scorzetta di arancia “che profuma” e dello zucchero, ma soprattutto un goccio di mosto cotto, sempre di uva montepulciano d’Abruzzo. Se piace anche un po’ di caffè, invece del mosto cotto, sennò copre il sapore…..”

mosto cotto sciroppo

E qui, a parte ricordare che trattasi di indicazioni materne e di donne di un tempo, pertanto torna sempre il principio del “a occhio…un po’ ” , ci sta anche di farsi prendere dal panico al pensiero che alla fine, un cucchiaino del suddetto preparato,  presuppone un innalzamento immediato del tasso di colesterolo dell’intera famiglia, anche considerando il fatto che normalmente le dosi , da tradizione abruzzese, non sono certo quelle di “un canarino”….Ma niente paura! Nell’incertezza generale delle proporzioni, almeno si puo’ sicuramente mediare, quindi io faccio così (poi voi trovate il Vostro giusto equilibrio), tenendo buono il mio kg iniziale di uva :

1 cucchiaio raso di cacao amaro

100 gr. di cioccolato fondente spezzettato

100 gr. di gherigli di noci tritate , non troppo finemente

Consiglio di non usare quelle già sgusciate perchè danno un regrogusto amarognolo, meglio noci intere da rompere e se avanzano ..beh sono sempre un ottimo spuntino fuori pasto e che fa bene al cuore! ( basta non mangiarne piu’ di 5-6 al giorno)

100 gr. di zucchero semolato (però poi vedete voi, a vostro gusto…)

+ zucchero per coprire il composto

la scorza di una arancia non trattata, tagliata a julienne

1/2 bicchiere di mosto cotto *

oppure

1 tazzina di caffè **

*..fuori terra d’abruzzo, o almeno qui dalle mie parti, il mosto cotto non è facile da trovare, se non in negozi specializzati o di  prodotti tipici regionali. …per ovviare, se proprio non ne trovo, uso un po’ del liquido che si forma durante la cottura (sic..) o,  meglio ancora, faccio ridurre a sciroppo due o tre bicchieri di vino rosso di Montepulciano …

** il caffè è un’ottima alternativa per le farciture, però non garantisce una lunga conservazione

L’unica accortezza qui , è di unire gli ingredienti poco alla volta, mescolando con cura con una paletta di legno, altrimenti il composto tende ad attaccarsi e le noci tritate prendono un cattivo sapore. Il mosto cotto o il caffè (o la riduzione di vino ..alla disperata anche il liquido di cottura.. ) vanno aggiunti anch’essi lentamente perchè hanno la funzione di ammorbire il preparato, oltrechè di insaporirlo. Quando tutto lo zucchero è sciolto e gli ingredienti ben amalgamati, la “scurpucciat aggiustat” è pronta! Non resta che far intiepidire e versare nel barattolo a chiusura ermetica (troppo freddo non si staccherebbe dalla pentola perchè il composto è davvero quasi solido ). Mia madre ci tiene sempre  a precisare che si deve riempire bene il barattolo, lasciando solo un dito dal bordo e che una volta freddo, il composto va coperto con dello zucchero semolato, fino all’estremità…

nonna vintageIl genio creativo delle nonne non si smentisce neppure qui. La conservazione dell’alimento utilizza, da tradizione secolare,  principi di chimica applicata, ben prima della scoperta della penicillina e dei meccanismi riproduttivi delle muffe, da parte del buon Alexander Fleming. La calotta, ben compatta ,induce eventuali batteri e altri indesiderati ed invisibili ospiti a fermarsi al collo del barattolo per assaporare il dolce sapore dello zucchero, invece che aggredire il  lungo ed elaborato  lavoro delle nostre instancabili nonne…La composta resta sempre perfetta sotto lo zucchero, il quale verrà eliminato con un cucchiaino prima dell’utilizzo e con esso… le eventuali muffe formatesi!   le donne ne sanno davvero una piu’ del diavolo !! tazza vintage

NB : Se non si consuma completamente,  basterà mettere ciò che rimane della “marmellata” in un barattolo piu’ piccolo, riempiendolo come prima, fino a un dito dall’estremità, coprire nuovamente con zucchero semolato e riporre in dispensa, in un luogo fresco e asciutto……

tiziana mancini

 

 

 

 

 

 

 

 

il profumo del mosto ….dolce -parte I

Il profumo del mosto selvatico…era il titolo di un vecchio film. La vendemmia e i profumi dell’uva inebriavano il protagonista fino a fargli perdere la testa per una ragazza appena conosciuta e facendogli dimenticare gli orrori della guerra appena combattuta.

Ormai agosto è finito e il mese di settembre alle porte è il mese della vendemmia. Nelle campagne il profumo dei frutti maturi e pronti per la pigiatura è già intenso, complice il clima particolarmente caldo di quest’anno e che fa già  pregustare il vino novello. Per chi è in città invece i grappoli scuri e dorati sono solo quelli dei banchi del mercato: uva da tavola di diverse forme e qualità. Raramente è profumata , ma soddisfa ugualmente la voglia di fresco delle tiepide giornate autunnali , dopo la calura estiva.

Montepulciano-dA-uve-2Per ricordarmi di questi sapori e profumi anche quando le temperature saranno piu’ fresche, sto già pensando a quando mi gusterò una marmellata che non si trova nei supermercati  (eventualmente solo in qualche negozio di prodotti tipici regionali).  Soprattutto non si trova fuori dal territorio abruzzese: la marmellata di uva! …anzi per essere precisi la scurpucciat”, secondo il dialetto manoppellese. (Credo che il termine Scurpucciat derivi dagli “scurpicc”, anche se non ne sono sicurissima, ossia il residuo di buccia scura, ricco di tannino, che è poi quello che dà il colore rosso al vino e alla composta). 

Il motivo per cui  questa marmellata è una merce rara , penso derivi dal fatto che la lavorazione è un po’ elaborata e sicuramente dispendiosa in termini di tempo, a livello industriale. E’ dunque uno di quei patrimoni antichi ,gestiti ancora direttamente dalle nonne e da qualche mamma. Se poi si vuole ottenere la versione antica e originale, beh..anche la mamma, oltre alla nonna , deve essere una donna dalle tradizioni estremamente  “integraliste” , almeno quanto la mia!

In realtà la marmellata d’uva, quantomeno quella che la mia famiglia conosce e apprezza (qualsiasi altra è considerata solo un mera  riproduzione falsificata …)  è fatta con uva Montepulciano d’Abruzzo , e non con l’uva da tavola, e la sua cottura  dura ore , finchè tutto il composto, buccia polpa e succo , si riduce drasticamente di tre / quattro volte. Lo scorso  anno mia madre ha trovato i grappoli perfetti: quindici chili di uva sana, corposa e matura al punto giusto ..e non ha perso tempo. Dopo aver lavato accuratamente e sgranato i chicchi , ha messo la frutta nella pentola, anzi nel pentolone di rame.

paioloQuando la marmellata, la faceva mia nonna e mia zia, il pentolone era il paiolo di rame grande , appeso nel camino, che già da un po’ scoppiettava  con un bel fuoco allegro. Mia madre ancora adesso usa mettere nella pentola, insieme alla frutta, un piatto rotto di ceramica. Inutile dire che già da piccola mi chiedevo a cosa mai potesse servire un piatto rotto o meglio ancora un mezzo piatto, dentro una pentola di frutta che bolle. Naturalmente la risposta era la solita: “ si fa così perchè…beh si è sempre fatto così.” Anche la domanda: “ma perchè deve cuocere così tanto?? ne rimane pochissimo poi!” non otteneva che la medesima risposta, per me sempre poco chiara: “sì ma vedrai come viene buona…”.

L’anno scorso, che per una casualità mi trovavo anch’io con i miei genitori, in Abruzzo, mentre aiutavo mia madre nella preparazione, ho forse scoperto l’arcano mistero del piatto rotto. Dopo anni , passati a riformulare la stessa domanda, mia madre magicamente questa volta mi  risponde  che il motivo è  forse “per evitare che l’uva si mangi il rame”, -cioè che l’acidità dell’uva  non corroda il rame della pentola-  ma anche per “mantenere meglio” –cioè conservare sia la qualità che le caratteristiche della frutta- Con questo accorgimento il sapore, effettivamente,  è piu’ buono!

Una volta il rame -mia mamma fa ancora così ..- lo si puliva “buttandoci” un po’ di aceto, perchè “toglie lo sporco e il bruciato e si  lucida meglio “, ma spesso l’aceto era solo un vino ” un po’ passato”, appena un po’ rovinato insomma, con poca acidità rispetto all’aceto vero e proprio.  Una folgorazione! Forse è per contrastare il potere acido dell’uva e dei suoi zuccheri sul rame, che un piatto rotto, che abbia in vista  la parte grezza della terracotta, veniva inserito! Mia mamma dice che in effetti sua nonna metteva un pezzo di coccio ovviamente pulito, se proprio non aveva un piatto o una tazzina rotta, bastava che fosse un po’ grosso per vederlo bene e perfettamente liscio, perche’ non si scheggiasse (ma proprio in casi estremi… qualche stoviglia rotta era assolutamente preferibile e d’altra parte si teneva via apposta).  Penso sia  una applicazione  della fisica ..nella pratica: l’argilla della terracotta, basica,  forse diminuisce o contiene,  l’acidità dell’uva evitando che le particelle di rame si mescolino alla marmellata, oppure per la sua caratteristiche di resistere bene al calore, l’argilla (cotta) permette alla frutta di conservare al massimo le sue proprietà, nonostante il lunghissimo periodo di cottura? Così cerco  qualche informazione su internet  (wikipedia):

“Un materiale refrattario è un materiale capace di resistere per lunghi periodi a elevate temperature senza reagire chimicamente con gli altri materiali con cui si trova a contatto”.Ci sono diversi materiali refrattari, ma sicuramente l’argilla e soprattutto i mattoni (quindi la terracotta) lo sono e sono considerati basici. Ma ancora: “la scelta dei materiali refrattari dipende oltre che dalla resistenza allo shock termico , e dal fatto di essere inerti chimicamente (quindi non deve legarsi chimicamente ad altri elementi)  anche dall’ambiente circostante, cioè se esso è acido o basico” .

Ancora una volta la sapienza delle nonne mi sconvolge… Saranno state pure persone analfabete, e forse l’accorgimento non ha una garanzia scientificamente provata, ma in quanto a “problem solving” non c’è che dire: semplicemente geniali queste donne!

La composta di mia madre è finalmente  pronta… dopo un numero imprecisato di ore e quando tutto il composto si è ridotto a un terzo e più (sic…) del peso originale. Ma non è finita! Ancora bollente c’è il momento critico piu’ odiato: il setaccio. In dialetto, quello manoppellese almeno, è  ” lu passator ” (il passatore ), un attrezzo a metà tra una grossa grattugia di metallo e un setaccio appunto.IMG-20170831-WA0006

Perchè se la buccia è quasi completamente disfatta (quasi …è pur sempre la buccia spessa di un chicco di uva da vinificazione!), i semini, quelli, sono esattamente duri e amari come prima.. e bisogna toglierli. Come si fa? Presto detto : si versa un po’ la volta il composto ancora bollente ” sul passatore” appoggiato ad un tegame o pentola e si fa scendere il composto sfregandolo sulla grattugia…All’inizio si puo’ usare anche la paletta di legno per assecondare la discesa e trattenere i semi e la buccia più dura, ma ad un certo punto non c’è che un sistema: usare le mani nude , onde evitare che la maggior parte della polpa, non riuscendo a superare i fori senza adeguata compressione,  resti sulla grattugia e venga buttata via. Risultato ? una mezza ustione su dita e palmi, e pelle grattugiata qua e là (ecco perchè loro, le nonne, si dice che avessero le mani rivestite d’amianto) , in compenso con un colore viola prugna che non va via per qualche giorno….

Da immaginarsi un lavoro del genere fatto da un macchinario….

E’ il momento dello zucchero . Naturalmente anche qui il dosaggio è sempre “a occhio”. A questo punto la nostra composta è già così dolce che lo zucchero da usare  è davvero poco,  ma necessario comunque per la conservazione. Piu’ o meno un chilo-chilo e mezzo .Quindi si riaccende il fornello e si aspetta che tutto lo zucchero si sciolga per bene.

Posso garantire che è un vero supplizio vedere  questa specie di melassa dolce e profumata ridursi sempre di piu’ : ad un certo punto interviene anche mio  zio, dopo mio padre, a chiedere di spegnere il fuoco (e fargli assaggiare quella delizia..)   perchè sicuramente , dal profumo-che-ricorda-quello-del-mosto-nei-tini e  che ormai è arrivato anche a casa sua, dall’altra parte del caseggiato, deve essere eccezionale . Ma mia madre è donna della sua terra, gentile ma forte (come dice il detto) e gentilmente , ma con determinazione mette alla porta entrambi e continua tranquilla e serena la sua produzione….

E così passa un’altra interminabile mezz’ora e piu’ , poi finalmente ci siamo. La mamma ha detto sì, la consistenza è quella giusta. Abbiamo finito….o forse no ……C’è un ultimo passaggio che va fatto. Ma si può fare anche l’indomani.  Nel frattempo possiamo cominciare a versare tutto il composto nei barattoli (vabbè …qualcosina è rimasto attaccato alla pentola e alla paletta rigorosamente di legno, ma non è proprio un problema provvedere …slurp) index. La cosa bella è che non c’è il problema della sterilizzazione, anzi il barattolo ermetico va chiuso dopo che la conserva è completamente raffreddata….Mettendolo in frigo regge perfettamente per un bel po’ di tempo, ma questa preparazione è nata in tempi in cui i frigoriferi non esistevano. Le donne ingegnosissime di allora avevano quindi trovato un ottimo sistema , un segreto  che risolveva il problema in un modo davvero perfetto : conservazione a temperatura ambiente addirittura fino a due anni (anche tre ma in realtà il problema è sempre stato resistere alla tentazione di affondare nel grosso vaso almeno un dito…. )  e un sapore e una consistenza unica nel suo genere….

ps : Il segreto te lo svelo sul prossimo post!….e anche la ricetta per una marmellata di uva dei tempi moderni , assolutamente  veloce e molto molto buona! Ciao e a prestissimo!

Tiziana Mancini.

 

Cartoline da Pescara ( ..e dintorni)

Il benessere anche in vacanza…

 santuario Sono diversi anni che torno in estate nei luoghi di origine della mia famiglia. I miei genitori sono originari di Manoppello, un luogo di culto,  importante per la presenza della reliquia del Volto Santo di Gesù e da qualche  anno il punto di arrivo di un cammino spirituale che parte da Piazza del Vaticano in Roma. Lo stesso Benedetto XVI è venuto in visita nel 2006. La Veronica, custodita nel Santuario del paese  è  da tempo sottoposta a vari esami al carbonio e studi scientifici per vericarne l’autenticità. Quello che è certo e che  si sovrappone  in maniera perfetta al Volto della Sindone di Torino.

 il paesaggioCon la scusa della vicinanza del  mare, e di ritrovare zii e cugini, ogni volta ho un motivo per trascorrere un paio di settimane nell’entroterra di Pescara: quartier generale  tra le colline e giornate in spiaggia. Ritrovare questi luoghi, anche se il periodo estivo non è sicuramente il migliore per l’eccessivo caldo e siccità, è sempre un tuffo nelle mie radici e un vero momento di  “stacco” . Svegliarmi la mattina e fare colazione fuori nel portico, guardando le colline del tratturo ( anche se ormai con l’erba riarsa )  e i falchetti che fanno la ronda in cerca di qualche piccolo roditore o qualche altro animale, non è uno spettacolo da poco, se si è abituati a vivere in città.pagoda

Ci sono mattine che di proposito mi sveglio presto e la colazione si prolunga per ore , prima di decidere di prendere la macchina e andare al mare. E la sera è sempre fresco, con i pioppi che, lungo il letto del vecchio torrentello, frusciano al vento. Quest’anno in particolare il senso di benessere del poter respirare almeno la sera, quando durante il giorno la temperatura ha superato per  settimane  i 42 gradi , beh è stato davvero notevole: in certi giorni  il mare era un brodo caldo anche di primo pomeriggio,  persino fastidioso..

Il bello di Pescara è il fatto di essere una città a misura di persona e di famiglia. IMG-20170815-WA0038Si puo’ andare al mare, mangiando sul posto senza spendere una follia e trascorrere la serata a ballare tra gli stabilimenti balneari, con il solo costo di una consumazione da pochi euro, oppure seguire le sagre e  i molti concerti o spettacoli teatrali, spesso gratuiti. Io ho approfittato della festa del patrono S.Andrea, per curiosare tra i banchi del mercatino.

Un classico del fine settimana ( e non solo) è l’apericena: un happy hour che alle volte prevede addirittura antipasto, primo e secondo servito singolarmente al tavolo….In effetti il cibo, mangiato in compagnia, è un culto da queste parti!

 

L’ entroterra invece riserva sorprese naturalistiche non indifferenti. Ci sono molti luoghi che vengono presi d’assalto, soprattutto dalla gente del posto, quando il clima diventa torrido. Per esempio le sorgenti del Pescara nel Parco del Lavino o la piscina naturale del Parco Nazionale della Majella, la cisterna sul fiume Orta a Bolognano

cartelloPoi c’è un altro posto che da qualche anno è sempre piu’ conosciuto e affollato , Le cascate del Lejo ad Abbateggio (località Cusano). Le indicazioni  su internet non sono un granchè, per fortuna ho trovato invece tutte le informazioni su questo blog: i viaggi di manuel   , che mi hanno guidato passo passo. Non ti conosco ma, Grazie Manuel!

Ecco,  il bello di questi “viaggi avventura abruzzesi”, come li chiama mio marito Alessio, è che proprio non sai cosa aspettarti! Come si fa ad immaginare che l’accesso a questa cascata è segnalata da un cartello, senza alcuna indicazione stradale o di sentieri , sull’unica strada asfaltata che costeggia colline di uliveti a perdita d’occhio? Poi, a ben guardare, sul cartello qualche anima pietosa ha segnato con il pennarello indelebile due frecce rosse ad indicare di proseguire lungo la strada e poi di svoltare …Se non avessi letto il blog, onestamente,  non avrei capito che occorreva svoltare in un sentiero tra gli ulivi e proseguire dritto in piena campagna, per un centinaio di metri! Davvero non sapevo da che parte stessimo andando, mentre il sole del pomeriggio intanto , continuava a scottare parecchio ( sembrava di vedere quella acquerugiola dei miraggi nel deserto …) Nel frattempo ho notato che gli ulivi e i loro frutti erano rigogliosi e splendidi! Peccato che il giorno dopo , proprio in quelle zone, ci sia stato un devastante incendio, temo di origine dolosa, che ha occupato vigili del fuoco e guardie forestali, con i canadair,  per quasi due giorni….ulivi

Arrivati alla fine del sentiero,improvvisamente la pianura è finita  e cominciava una discesa,  bella ripida, che portava al fiume in secca. Quello stesso fiume che avremmo dovuto risalire per qualche centinaio di metri, prima di arrivare alla cascata. Dovendo camminare su poca acqua e molti sassi , e non avendo le scarpette apposite, abbiamo optato per restare in costume da bagno …ma con le scarpe da ginnastica! Ma prima, come ci ha indicato un gentile signore incontrato durante la discesa, ci siamo soffermati per trovare un riferimento, una volta arrivati al letto del fiume , in modo da non sbagliarci nel ritorno. Ho notato che proprio alla fine del sentierino c’erano piante di felci ed era l’unico posto dove crescessero. L’ho annotato mentalmente, ma in realtà pensavo fosse un po’ esagerata tanta attenzione, essendo quello  l’unico sentiero percorribile.  Bene…mi sbagliavo! Piu’ di uno, che non sapeva di dover adottare questo accorgimento ha vagato per parecchio tempo, sui sassi del fiume , prima di trovare il passaggio . Una famiglia l’abbiamo incontrata proprio noi!

Dopo tanti saliscendi su rocce piu’ o meno grandi, finalmente siamo arrivati al capolinea. O meglio…quasi. Sì perchè la cascata sarebbe rimasta invisibile, pur essendo a pochi metri da noi, se non ci fossimo immersi fino al petto (circa un metro e mezzo)  e per una decina di metri  di lunghezza, dentro questa vasca naturale: non solo l’acqua,  ma anche una parete di roccia ci separava anche dal solo vedere la cascata.

Quindi avventura nell’avventura. Abbiamo lasciato gli zaini e giu’ dentro quella specie di V, trattenendo il respiro perchè va bene che il caldo era tanto anche lì (….sempre una decina di gradi di meno rispetto al piano strada) ma l’acqua era veramente fredda! Lo spettacolo naturalmente meritava tutti gli sforzi …di persone come noi, non avvezze alle camminate impervie, ma pur sempre curiose (cioè….io soprattutto ). Sicuramente in primavera la portata della cascata è notevolmente superiore, ma ….è assolutamente da vedere!

E si incontrano persone simpaticissime. Alcune di queste, dopo aver condiviso la “traversata” tra lo shock del freddo e le risate, ci hanno persino indicato il posto migliore, a parer loro (Centro Sportivo Pescara 2),  dove andare a mangiare il piatto tipico e che non puo’ mai mancare in ogni festa, sagra o serata abruzzese estiva : gli arrosticini!arrosticini

(Attenzione perchè di spiedini di piccoli quadretti di carne ne fanno di  tanti tipi, ma solo quelli di pecora sono quelli autentici e tradizionali! ).

Anche quest’anno per me le vacanze sono giunte al termine, ma per chi è appena partito oppure è ancora  in città, visto che il clima è ancora ottimo,  Buona fine estate!

Tiziana  … e Alessio.

saluti

 

 

 

 

 

Fonti : Voltosanto.it ; iviaggidimanuel.it

 

 


Stelle cadenti: la pioggia degli dei

Una pioggia di stelle cadenti  attraversa ogni anno il nostro cielo per quasi tutto il mese di agosto, e affascina milioni di persone che osservano e sperano, naso insù, di vedere la velocissima scia luminosa che può “esaudire” i propri desideri. Uno spettacolo che ogni anno si ripete, ma che ogni anno è sempre irresistibile, anche per chi normalmente non è interessato ad  eventi astronomici .

Le stelle cadenti, ovvero le meteore, sono prodotte dai detriti della cometa Swift-Tuttle che, entrando in contatto con l’atmosfera terrestre, bruciano generando le spettacolari scie nel cielo.

stellinaNonostante i nostri cieli siano soggetti ad un notevole inquinamento luminoso e dell’aria, restiamo sempre ammaliati da questo spettacolo naturale, e cerchiamo il luogo buio e tranquillo più adatto,  per goderci in pace l’arrivo delle piccole comete , aspettando anche per lunghe ore, con gli occhi incollati al cielo . Cosa avranno pensato i popoli antichi nell’assistere ad una pioggia di scie luminose , in un tempo in cui il manto celeste era davvero una coperta nera scintillante di luce? Quegli stessi popoli , la cui fantasia ha immaginato e tracciato le linee che congiungono e formano  le costellazioni e i segni zodiacali, così come ancora oggi li conosciamo?

Le prime osservazioni risalgono  ad opera  dei Cinesi, ma le tradizioni più interessanti risalgono principalmente all’antica Roma e all’antica Grecia. Prima dell’avvento del Cristianesimo, le stelle cadenti erano viste come segni divini. Ad esempio, a Sparta, ogni 9 anni il re veniva sottoposto al giudizio delle stelle: se infatti durante il nono anno veniva avvistata una stella cadente, ciò era considerato un segno sfavorevole degli dei e dunque il re veniva deposto. Inoltre, il periodo in cui noi guardiamo le stelle cadenti, nell’antica Grecia veniva collegato alle falloforie, processioni sacre celebrate , allo scopo di rendere i terreni più fecondi e il raccolto più abbondante .

priapo La tradizione che più ha ispirato quella cristiana è però quella romana. Agosto era il mese dedicato all’imperatore Augusto, durante il quale venivano celebrate molte feste legate al mondo agricolo“(come d’altra parte usava per molte altre tradizioni , ad esempio quella celtica, con celebrava i ringraziamenti per il raccolto già dal primo di agosto, con la festa di lughnassad -o  Lammas). “I festeggiamenti erano spesso accompagnati da processioni, durante le quali venivano declamati  i fescennini, componimenti di ringraziamento al dio Priapo, simbolo dell’istinto sessuale e della fecondità maschile,  protettore della natura e custode di orti e giardini. La parola fescennini ha infatti ha due derivazioni : ” Fescennium” ,la città in cui si festeggiava la divinità fallica  declamando il dio, appunto, con versi  sboccati e licenziosi ,e  “fascinum “, le maledizioni – il malocchio- (ma anche membro maschile) lanciate sui carri che trasportavano l’uva, degli altri agricoltori ,durante la vendemmia.   Durante queste processioni veniva portato il fallo di Priapo, dio della fertilità: la pioggia di stelle cadenti veniva quindi associata all’atto (sessuale) con cui il dio rendeva fertili i campi e garantiva un buon raccolto per i mesi successivi.

La religione cristiana ha assorbito in sé alcuni aspetti legati al desiderio, ma anche al buon  auspicio, inserendo il festeggiamento di San Lorenzo, proprio nel giorno delle stelle cadenti. Il nome Lorenzo rimanda foneticamente alla controparte femminile di Priapo, Larentia o Laurentia, la Nutrice o Grande Madre, che accoppiandosi, crea tutto ciò che c’è sulla Terra: uomini, animali e piante.  Secondo alcuni miti è colei che nelle vesti di lupa (è infatti anche conosciuta come Dea Lupa) , salvò Romolo e Remo , allattando i gemelli sulle sponde del Tevere..larentia

In particolare  la notte magica è considerata quella del 10 di agosto, (anche se  il picco meteoritico avviene generalmente intorno al 12 ), appunto la notte di S. Lorenzo.

san lorenzoLorenzo era un Diacono della Chiesa, sotto il papato di Sisto II, con il ruolo di custode dei tesori di offerte e lasciti della Chiesa. Nel 258 d.C. l’imperatore Valeriano emanò un editto con il quale metteva a morte papi, diaconi e presbiteri. In un primo momento Lorenzo fu risparmiato per poter mettere le mani sul tesoro, ma il diacono fece in tempo a distribuire tutto al popolo, dichiarando davanti all’imperatore che i poveri e gli ammalati che aveva con sè, erano il vero tesoro della Chiesa. Lorenzo fu messo a morte  il 10 agosto, probabilmente con la decapitazione , come gli altri religiosi, ma la tradizione, ispirando di seguito tante opere d’arte ,testi e detti popolari , racconta  che fu invece bruciato sopra una graticola.

(Non c’è la certezza di come sia morto il Diacono Lorenzo, ma la sua tomba c’è ancora oggi e si trova presso La basilica di San Lorenzo fuori le mura-detta anche San Lorenzo al Verano- a Roma.Roma_S_Lorenzo_fuori_le_Mura La basilica, costruita successivamente da Costantino, è una delle Sette chiese  di Roma, situata all’inizio del tratto extraurbano della via Tiburtina ….  La chiesa è stata restaurata nel ‘900 , a seguito dei danni subiti dal bombardamento su Roma del 19 luglio 1943).

Da secoli, questa notte è dedicata al martirio del Santo. Secondo alcune tradizioni le stelle cadenti sarebbero le lacrime versate da Lorenzo durante il suo supplizio, che vagano nel cielo e che scendono sulla terra solo il giorno in cui ricorre la sua morte . La credenza è che in questa notte si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermano a ricordare il dolore di San Lorenzo. Ad ogni stella cadente, si pronuncia  la filastrocca: “Stella, mia bella stella, desidero che…”, e si aspetta l’evento desiderato durante l’anno. Famosissima, soprattutto tra gli studenti, la poesia di Giovanni Pascoli (X agosto), dedicata alla memoria del padre Ruggero e  che vede la pioggia di stelle, come il pianto di lacrime celesti. Le stelle del 10 agosto sono anche chiamate “fuochi di San Lorenzo”, poiché ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui sarebbe stato ucciso il martire. Nell’immaginario popolare l’idea dei lapilli volati in cielo è piaciuta molto : ancora oggi in Veneto, per esempio, un proverbio recita “San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti”.

Così  le antiche “lacrime” di Priapo sono diventate le lacrime di San Lorenzo”.

A proposito, il nome di “Lacrime di San Lorenzo” fu coniato nel 1800, quando all’epoca il 10 agosto rappresentava il giorno migliore per osservare il picco meteorico.

imagesI corpi celesti però non sono immobili e il picco si sta spostando sempre più verso la metà di agosto. In questi anni il momento migliore  per osservare le Perseidi (così si chiama lo sciame meteoritico ) avviene qualche giorno dopo il 10, ovvero a partire dalle 22 circa (quando il cielo inizia ad oscurarsi) del 12 agosto, sino alle 4:30 della mattina del giorno seguente.

La maggior parte delle particelle interessate dal fenomeno è  molto piccola, quindi sarà molto difficile osservarle ad occhio nudo, anche se quest’anno potrebbero cadere fino a 90 meteore in un’ora! Ma qualche detrito piu’ grande si dovrà pur vedere no?

Il momento migliore per osservarle è quello prima dell’alba – spiega Luciano Anselmo, ricercatore del laboratorio di dinamica del volo spaziale dell’Istituto di scienze e tecnologia dell’informazione del Cnr di Pisa -. Tuttavia, gli eventi più spettacolari sono concentrati intorno alla mezzanotte”: ci sono meno stelle cadenti , ma le scie luminose “sono più intense perché le traiettorie sono più radenti all’atmosfera terrestre”.

Gli occhi dovranno essere rivolti verso la costellazione di Perseo (da cui il nome Perseidi) a Nord-Est. Parte dello spettacolo potrebbe essere disturbato dalla luminosità della Luna, ancora in fase di di luna piena (…Hai visto il 7 agosto, l’eclisse parziale??) ma vale sempre la pena di provare!

Ps:  Il cielo di agosto di quest’anno riserva anche uno spettacolo eccezionale per chi si troverà negli Stati Uniti: il 21 sarà visibile infatti una spettacolare eclissi di Sole totale che attraverserà ben 14 Stati. Nell’Illinois il cielo dell’ora di pranzo verrà oscurato per ben 2 minuti e 40 secondi.

astronomia-stelle-e-pianeti-spiegati-ai-bambini-4..Se poi vuoi saperne di più su come esprimere i tuoi desideri,  in modo efficace o vuoi conoscere qualche curiosità e tecnica in merito,  ti rimando al mio precedente post :  i desideri- tutto comincia dalle stelle

A questo punto non mi resta che augurarti con tutto il cuore , che i tuoi migliori desideri si avverino , per te e per i tuoi cari. E se proprio non riuscirai a veder cadere le stelle, esprimi lo stesso i tuoi sogni, di sicuro da qualche parte lassù una luce si sta accendendo anche per te…

Buona Visione, in ottima compagnia , in diretta sul Tuo Cielo!

Tiziana Mancini

 

FONTI:

 http://www.meteoweb.eu/2016/08/san-lorenzo-la-vita-martirio-legame-le-stelle-cadenti/727247/#Yjcqx6TvBcuxZLDa.99

http://scienze.fanpage.it/san-lorenzo-le-4-cose-che-pochi-sanno-sulle-perseidi/
http://scienze.fanpage.it/notte-di-san-lorenzo-quando-il-picco-come-e-dove-vedere-le-stelle-cadenti/
https://internettuale.wordpress.com/2016/08/10/notte-di-san-lorenzo-ecco-dove-nasce-la-tradizione-di-guardare-le-stelle-cadentihttp://www.paginainizio.com/genio/perché-la-notte-di-san-lorenzo-cadono-le-stelle.htmlhttp://www.romanoimpero.com/2010/01/culto-di-acca-larentia.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Priapo

https://it.over-blog.com/Phttps://it.over-blog.com/Perche_la_notte_di_San_Lorenzo_cadono_le_stelle-1228321781-art165201.html

 http://www.studentville.it/divertirsi/notte-san-lorenzo-storia-tradizione/ famiglia cristiana

Due chiacchiere,una tisana e un raffreddore fuori stagione!

Mese di luglio. Zona Nord Ovest di Milano. Quest’anno,  da oltre due mesi, le temperature sono molto alte, fino a 10 gradi centrigradi oltre la media stagionale,  e trovare un po’ di fresco spesso è un miraggio,  soprattutto se  NoN hai sempre a portata di mano l’oggetto più ambito nei  momenti di calura padana…il condizionatore!  . Eppure, nonostante il caldo che fa, mi capita che,  improvvisamente, da un semplice starnuto e nel giro di pochissimo, vengo letteralmente assalita da un violenktissimo raffreddore, di quelli da far fuori in mezza giornata  una intera confezione di fazzoletti …no, non un pacchetto, proprio una confezione da 10! .. Il Risultato è che oltre al caldo umido e soffocante esterno, la mia interna rivoluzione mi toglie ogni minima energia rimasta ….  Io non amo molto prendere medicinali, se non strettamente necessario, ma qui il problema grosso è che, se anche ci provo , l’effetto nel momento di picco e che per fortuna non supera le 48 ore, è assolutamente nullo. Molto di più funzionano i classici, vecchi, rimedi della nonna.

blur-2178699__340L’altra sera, una cara signora da poco conosciuta, mi accoglie in casa sua per fare  due chiacchiere  e offrirmi una tisana. Tra una chiacchiera e l’altra a proposito della famiglia, della mamma che non sta piu’ tanto bene, mi racconta  anche dei suoi tanti viaggi in giro per il mondo. Preoccupata per il mio pessimo stato, a causa appunto del violento raffreddore in corso,  mi propone un rimedio da lei scoperto, in tutta la sua potenzialità, durante un viaggio in Kenia diversi anni fa.

Un decotto di zenzero fatto semplicemente portando ad ebollizione,  per almeno 15-20 minuti, un litro di acqua con una intera radice fresca di zenzero sbucciata e grattugiata. E l’aggiunta,  a piacere, di miele o altro dolcificante. ginger-1432262__340

In questi anni l’utilizzo  dello zenzero si è diffuso in modo capillare , dati i suoi molteplici impieghi, per aiutare la digestione in generale e contro la nausea; è un antibatterico, quindi è ottimo per influenze, febbri e, appunto, congestioni nasali, mal di testa e  ancora per molti altri malanni.

Intanto la mia signora Patrizia, svolazzante nel suo bell’abito provenzale color lavanda, mi offre una tazza fumante di tisana profumata, nel servizio da tè coi bordi dorati (regalo della nonna) e  la zuccheriera in argento . Comodamente sedute nel  suo salotto coloniale con le pareti piene  zeppe di quadri d’autore o provenienti dai  tanti viaggi  e di  piatti decorati allineati lungo tutto il perimetro…non posso fare a meno di sentirmi trasportata in un altro mondo, diverso nello spazio, ma anche nel tempo:  c’è un nonsochè  nei suoi gesti, nell’offerta e nella conversazione, che mi ricorda  qualcosa di antico e familiare.

piattiE mi tornano alla mente le immagini di me piccola, in cucina con mia madre ai fornelli o nella cucina della nonna, giu’ nelle campagne dell’entroterra pescarese, con lei e tutta la schiera di zie e prozie. Anche la nonna aveva appese alle pareti alcuni di quei piatti decorati, regalo di figli e nipoti a ricordo di qualche viaggio fatto. Davanti alla stufa e ad un caffè servito nel “servizio bello”, per l’occasione di essere tutte insieme,  mi spiegavano  che loro, ogni cosa che serviva  per curarsi, una volta, oltre che per mangiare,  la trovavano là fuori “...perchè quelli delle campagne sì, anche quando c’era la guerra, che erano fortunati, non come quelli del paese che le bombe gli avevano distrutto tutto e non potevano scappare sulle colline…loro almeno si potevano salvare …ma se non morivano di fame, per curarsi non c’era il dottore e le medicine ..-che costavano tanto e i soldi poi chi te li dava?”– Ogni cosa si curava con poche cose : erbe e fiori dei campi, latte  e qualche preghiera.

mallow-2319031__340Dalle mie parti, la panacea per tutti i mali era considerata la malva: fiori e foglie   … Questo almeno per la mia famiglia perchè  chiaramente ,come ogni paese italiano che si rispetti, ogni campanile fa parrocchia a sè, quindi quello che era normale per il rione (contrada ) piu’ in pianura , già cambiava leggermente rispetto a quello, pure se nello stesso paese , ma poco piu in alto, nella zona dove iniziava la transumanza delle greggi di pecore , lungo le vie del tratturo abruzzese. Una cosa è certa comunque : per mal di pancia (anche dolori mestruali), mal di stomaco e influenze da raffreddamento  con dolori e malesseri generali ….una bella tisana di decotto di malva fresca era una mano santa. Nessuno è mai riuscito a conoscere il dosaggio esatto purtroppo. Per quelle generazioni tutto era “a occhio”  e il massimo della precisione lo si ritrova nell’espressione “un po‘.”..che poi…. “dipende da quanto ne hai e in base a quello, ci metti abbastanza acqua…(!!!) Ecco diciamo che approssimando si puo’ pensare ad una manciata abbondante della pianta fresca, dentro un pentolino da circa un litro e mezzo..che tanto poi l’acqua si riduce ” messo a bollire per una ventina di minuti. . Anche qui. Mia madre diceva “ più sta, meglio è”  quindi anche mezz’ora o piu’, era persino meglio, per avere un effetto ancora più potente  …Questa mancanza di precisione nell’esprimere le quantità, è una “mancanza-solo-per-noi-poveri-mortali-di-altra-generazione”, per i quali  l’espressione “ad occhio” non vuol dire nulla, si intende. Per loro “l’occhio” era veramente di una precisione da bilancino da farmacista, a seconda  dell’ingrediente impiegato nella ricetta, e di che tipo di ricetta fosse, e di certo non ha mai creato difetti nell’efficacia, spesso, invece, anche nell’ immediato. Per i dolori di pancia di qualsiasi natura posso assolutamente garantire: da piccola ne soffrivo spessissimo e mia madre, per evitare il ricorso continuo ai medicinali, aveva sempre questa preziosa erba spontanea portata di mano …e di vaso!  Se il problema del raffreddamento e febbre è piu’ forte …. ecco un bel bicchierone di latte caldo prima di andare a dormire (io ero una lattedipendente a detta di mia madre), un cucchiaino o due di miele ..ma soprattutto con un goccio di cognac... “così fai una bella sudata e domani stai meglio di prima”!-diceva lei.  Crescendo, come molte persone, sono diventata un po’ intollerante al latte , pero’ devo dire che il vecchio rimedio delle Tre Elle, Letto-Latte-Lana, funzionava parecchio, e il gusto  che lasciava il cognac nel latte,   rendeva questa “medicina”   ancora piu gradita ..  li’ non mi veniva mai il mal di pancia!!!. Per le preghiere …beh se i bambini si scordavano, c’erano le nonne che ogni sera e ogni mattina con il rosario da scorrere tra le dita, provvedevano a ricordare al Cielo e al Santo preferito di benedire e proteggere l’intera famiglia, scandendo nome per nome ogni suo singolo componente!cup-1891418__340

Nel frattempo, la tisana allo zenzero della signora Patrizia comincia a fare effetto sul mio raffreddore. Non appena torno a casa, ripensando a questi antichi  rimedi, decido di andare a cercare sui miei  vecchi  libroni  , qualche altra ricetta della tradizione, appunto , che sia anti-raffreddamento. Di solito le mie ricerche si basano moltissimo sulla navigazione in internet , ma questa volta la carta un po’ ingiallita, ha il sopravvento…..e in effetti trovo qualche facile ricetta che non è contemplata, quantomeno non tra le prime pagine , nei vari siti virtuali, ma che si basa comunque su erbe e prodotti che normalmente abbiamo in casa o che possiamo facilmente reperire…

Eccone qui qualcuna , che posso utilizzare anche in estate, quando il malanno è un po’ ..fuori stagione , ma comunque c’è…. e cerco di evitare, nel frattempo, quei rimedi che mi danno l’idea  di dover andare a fuoco per sperare di poter guarire…per esempio se penso di fare i suffumigi con la testa sotto l’asciugamano, con fuori 40 gradi all’ombra!

INFUSO DI MALVA

un pizzico di malva, un pizzico di violette, una tazza d’acqua. Faccio bollire l’acqua e spengo la fiamma.Infondo le erbe per una decina di minuti, coprendo la tazza. Filtro bene e dolcifico possibilmente con miele di timo. Ne bevo diverse tazze durante la giornata.

Se invece ho a disposizione i fiori della malva e della viola uso 2 tazze d’acqua..Poi seguo lo stesso procedimento dell’infusione sopra, ma alla fine dolcifico con miele di eucalipto.

INFUSO DI TIMO

un pizzico di timo, un pizzico di maggiorana, una tazza d’acqua. Faccio bollire l’acqua e spengo. Metto in infusione per qualche minuto. Dolcifico con miele di timo e ne bevo due tazze al giorno.

Intanto sarebbe buona norma disinfettare le narici introducendo qualche goccia di limone..spices-2419055__340

DECOTTO DI ERBE MISTE

10 gr. di tiglio ; 10 gr. di fiori di sambuco; 20 gr. di foglie di alloro senza picciolo ; 10 gr. di sommità fiorite di salvia. Mescolo il tutto e metto a bollire per 2 o 3 minuti in 250 ml.d’acqua. Lascio intiepidire e filtro. Ne bevo una tazza tiepida mezz’ora prima di andare a dormire,  con un cucchiaio di miele.

……Ma non di sole erbe si guarisce!sage-2367396__340

INFUSO DI BUCCIA DI POMPELMO

un pizzico di buccia di pompelmo, ben lavata, un pizzico di menta, due foglie fresche di salvia; una tazza di acqua. Nell’acqua bollita precedentemente metto la buccia di pompelmo triturata, la menta e la salvia e lascio in infusione per circa 10 minuti. Dolcifico con un po’ di miele e ne bevo un paio di tazze al giorno

DECOTTO DI FICHI

20 gr. di fichi secchi;  1/4 di litro di latte. Dopo aver portato a ebollizione il latte, aggiungo i fichi e lascio bollire ancora qualche minuto. Senza filtrare aggiungo un poco di miele e ne bevo una tazza la sera, prima di andare a dormire.figs-617749__340

Intanto, per restare nella corrente del “a occhio – all’incirca“, ecco gli equivalenti dei dosaggi in grammi, in caso di utilizzo di erbe secche triturate e non si ha in casa il bilancino.

un cucchiaino:            circa 2 grammi

un pizzico :                 circa 2 o 3 grammi

un cucchiaio:              circa 5 grammi

un pugno:                   circa 10 grammi

una manciata:            circa 25-30 grammi

Altra cosa…per il massimo dell’efficacia è meglio assumere le tisane antipiretiche, antitosse e antisettiche alle 10 del mattino o alle 16, ovvero 2 ore prima dei pasti (Come raccomandano   i monaci cistercensi della Certosa di Pavia, nella “medicina dei semplici”)!

Con tutte queste tisane e dopo qualche giorno di riposo, il raffreddore per fortuna ora è passato. Devo dire che scoprire e riscoprire antichi rimedi è persino gustoso, oltre che utile, alle volte! Tu cosa ne pensi?

tiziana mancini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Desideri. Tutto comincia dalle stelle….

I Desideri. Dal latino de-siderare: portare via dalle stelle, dal fato… Da ciò che è stato  già scritto nel destino.  È incredibile pensare che a qualcuno possa essere venuto in mente,  un giorno, qualcosa di così potente,  in termini tanto evocativi e poetici…  Jules Verne nel XIX secolo, con il libro Dalla Terra alla Luna ci aveva fatto sognare, con un secolo di anticipo, di andare sulla  Luna, che già ci pareva lontanissima. Fa riflettere l’idea che addirittura qualche millennio fa, si potesse anche solo immaginare di andare sulle stelle, governate da un ordine superiore perfino agli Dei -il Fato appunto- per portare via qualcosa, a beneficio dell’uomo.moon-478982__340

Facile immaginare che nei secoli, in tutte le culture e tradizioni, i desideri e i sogni fossero considerati   così impalpabili a volte, così eterei e difficili da “acchiappare” che i popoli abbiano pensato che fossero quasi  “magici” , legati alle stelle e al fato.

Per millenni e secoli, da quando i primi ominidi hanno fatto la loro comparsa,  il desiderio è stato il motore di tutto: civiltà, progresso, miglioramento della propria condizione sociale ed economica.

In ogni caso i desideri , per loro stessa natura ci spingono sempre ….. un po’ piu’ in là!

IMG-20170625-WA0000Lo sa bene Igor Sibaldi , scrittore e saggista italiano, studioso di teologia, filologia, filosofia e storia delle religioni; è autore di opere sulle Sacre Scritture e sullo sciamanesimo, oltre che di opere di narrativa e teatro. Dal 1997 tiene conferenze e seminari in Italia e all’estero  e ha elaborato un metodo, conosciuto come “Tecnica dei 101 desideri” che porta ad “andar fuori dal proprio cerchio conosciuto”, dai propri limiti, osando immaginare qualcosa di più. Normalmente i desideri che formuliamo sono intorno al massimo a 10-12; spingersi a immaginarne 101 è proprio un “andare oltre sé stessi”. Troppo spesso infatti, dal momento che diventiamo uomini o donne adulti e “responsabili”, accade che dimentichiamo la capacità immaginativa che è dentro di noi e smettiamo di sognare, travolti come siamo dai mille impegni quotidiani e soprattutto dalle “priorità inderogabili”, di casa, lavoro e famiglia. Ma in tutto questo il rischio è di non vedere le opportunità che erano state fatte per noi o che pensiamo di non meritarci.

Mettere su un foglio tutto “ciò che voglio” serve proprio a questo, a vedere le possibilità , a non mettere freni all’immaginazione, ma anche a ricordarci (infatti i desideri non devono solo essere scritti , ma anche riletti 1 o 2  volte al giorno!) quotidianamente quelli che sono i nostri sogni …un vero e proprio “percorso iniziatico” che va a lavorare sulla propria personalità. Ogni desiderio diventa “premonizione” di qualcosa che puo’ realmente avverarsi, perché con la mente  attenta e focalizzata sull’obiettivo ci è più facile cogliere l’occasione giusta, senza troppe “distrazioni” e realizzare i piccoli e grandi sogni che realizzano noi e la nostra vita.  Per mantenere la “giusta direzione” il metodo prevede 10 regole , partendo dall’idea di scrivere 150 desideri, che poi verranno scremati e “ridotti” a 101 appunto :

1. Cominciare sempre con “IO VOGLIO”
2. Non usare la parola “NON” e negazioni
3. Ogni desiderio deve avere al massimo 14 parole non di più (le virgole valgono come una parola)
4. Non chiedere relazioni  con persone specifiche
5. Non usare termini di  paragone con altri o altro
6. Non usare desideri seriali (voglio un’ auto bianca , una nera, ecc.)
7. Non chiedere denaro (il denaro è sempre e solo un mezzo di scambio per avere  qualcos’altro)
8. Non chiedere per terze persone. Si può chiedere  invece cosa sia possibile fare, per gli altri.
9. Evitare i diminutivi e vezzeggiativi (.. se si  pensa ad una casetta..potrebbe arrivare quella della Barbie!)
10. Mettere qualche desiderio assurdo ed impulsivo e…. vedere cosa succede.

 Nelle serate dedicate  al Laboratorio dei Desideri, come quello di alcuni giorni fa ,che ha destato molto interesse nella sala di Spazio Sempione a San Vittore Olona (e che quindi  prevediamo di riproporre in autunno…)  la Psicologa e Counselor Maria Grazia Schembri ha affrontato, nella serata introduttiva alla giornata di approfondimento del corso,  il notevole potenziale di questo metodo, ponendo l’attenzione  sulla necessità  di “Imparare a Desiderare“. Per  fare questo è importante anche, e soprattutto, esprimere il pensiero con le giuste parole. La difficoltà sta nel fatto che molte parole, per varie vicissitudini storiche e filologiche, hanno subito nel corso dei millenni e dei secoli moltissime modifiche, includendo o escludendo concetti. Sembra incredibile ma per esempio, una delle parole più diffuse ed utilizzate è AMORE, ma ….cosa vuol dire amore?IMG-20170623-WA0022

Dal  latino A-MORS ..assenza di morte ..un sentimento forte , oltre la morte appunto, passionale , viscerale (non certo di tipo mentale ) e fondamentalmente esclusivo.

Già i greci invece avevano tre parole  per definirlo : agape, filia ed eros

AGAPE, l’amore come DONO DI SE’  dove il bene dell’altro è superiore al proprio; FILIA,  l’amore che si basa sul RAPPORTO DI PARITA’ : il bene è per entrambi, come nell’amicizia ; EROS , l’amore SENSUALE ED ESCLUSIVO: ti possiedo , il bene personale viene prima di quello dell’altro.

E poi ci sono le genti anglofone e teutoniche che usano il moderno : LOVE oppure LIEBE (o anche LUBOFF in russo) , che invece deriva da LIBER …LIBERO !

christmas-1076593__340Dunque…cosa intendiamo con la parola Amore??

Non va meglio se pensiamo al concetto di FELICITA’.  Nelle lingue latine il termine deriva da FELIX = ABBONDANZA , quindi “la felicità è tanto di qualcosa” .

Ancora una volta la differenza è abissale  per le lingue anglofone : “la felicità (HAPPINESS) deriva da ciò che puo’ succedere” .. HAPP  = ACCADERE (!)

Cosa intendiamo con tante altre parole e concetti che usiamo ogni giorno? Se pensiamo  che solo nel vocabolario italiano ci sono circa 160.000 parole, anche considerando che di base ne usiamo solo 7.000…i numeri sono comunque tali da far girare la testa!!!! Senza contare che ormai moltissime parole straniere sono entrate a far parte del nostro parlare quotidiano.. .

Con questi presupposti  Saper Desiderare , cioè saper formulare quello che veramente ci va di fare (proprio voce del verbo andare, andare verso …come ci dice Maria Grazia) non è davvero una cosa facile. E poi c’è un altro intoppo, di ordine psicologico: quel sottile pensiero che spesso si insinua nella nostra mente :…….questo desiderio è troppo per me, non me lo merito, non ne sono all’altezza. In effetti, spesso, rinunciamo da subito all’idea del potenziale creativo che abbiamo in noi perchè …”tanto per tutte le cose  ci vogliono i soldi”. Oppure si creano dentro quei pensieri limitanti che ci fanno chiedere se  “davvero posso desiderare qualsiasi cosa?…proprio tutto ciò che voglio?

Il linguaggio, questo formidabile mezzo per esprimere i nostri pensieri e le nostre emozioni, come non bastasse, puo’ venire usato anche in maniera simbolica, come nel caso dei Libri Religiosi per eccellenza,  uno su tutti  la Bibbia . Dalla genesi in poi è tutto un fiorire di simboli. Il serpente di Adamo ed Eva che fa “togliere il velo” e scoprire la nudità , la Torre di Babele e i popoli che parlano con lingue diverse e non riescono più a capirsi , sono solo alcuni esempi.

A proposito di parole di diverse lingue (e significati) …lo sapevate che , giusto in tema di Bibbia, in ebraico antico con la parola Arca si intendeva  imbarcazione, ma anche …linguaggio?? Quindi , in caso di diluvio, oltre a portarsi via le proprie cose e gli animali, occorrerebbe “raccogliere le cose”, nel senso di valori e pensieri,  importanti per noi , tenerceli stretti e  portarli, con noi, per quando la bufera sarà finita…. Tutta un’altra prospettiva!stock-photo-noah-s-ark-d-rendering-459555253

Durante quella stessa serata, alcune amiche, Lauretta e Alessandra,  ci hanno dato il loro  personalissimo contributo …e versione creativa, di quello che,  a loro,  i desideri ispirano. Lauretta  disegna mandala assolutamente originali, alcuni  addirittura tridimensionali, che con le loro immagini simboliche e magiche, sono ottimi per rilassare la mente e aiutare nella con-centrazione.  Alessandra invece ha creato per noi, in occasione del solstizio estivo, alcuni acchiappasogni,  come buon auspicio e col desiderio di…un buon raccolto,  in tutti i sensi.

IMG-20170625-WA0001Tra gli Indiani d’america  cheyenne e lakota , gli acchiappasogni o dreamcatcher ( in origine solo simboli   della “professione”-il dono, dell’individuo) ) appesi fuori dalla tenda /casa allontanano i brutti sogni . ” Il cerchio di legno rappresenta la vita dalla nascita alla morte, i fili a ragnatela rappresentano i sogni ed il loro percorso, le file di perline , la natura che accoglie i sogni positivi e quelle di piume ,indicano il vento che allontana i sogni negativi. All’Acchiappasogni è collegato un simbolo : il ragno .Secondo gli indiani, difatti, il ragno tesse la tela che permette a Dei e uomini di salire e scendere dal cielo, proprio per mezzo dei fili che compongono la ragnatela.”

I Mandala rappresentano, nella tradizione orientale, il simbolismo magico dell’Universo, nella costruzione entro “il cerchio eterno” della ruota della vita.  “Sono antiche immagini magiche, simboliche, strumenti visivi meravigliosi per la meditazione, portano prosperità e buon auspicio e sono essenzialmente veicoli per la concentrazione della mente, che ha così la possibilità di liberarsi dalle sue catene abituali.IMG-20170609-WA0040

Il loro alto valore terapeutico consiste proprio nel proiettare i propri complessi mentali nel reticolo cosmico del Mandala,  che puo’ così liberarsi di tutte le sue ossessioni. L’intento è di portare l’uomo all’AUTO-ORIENTAMENTO. Una volta percepito l’impulso verso l’interezza, l’uomo lo applica a tutto quello che fa, dando una motivazione ai suoi pensieri, e permeando tutte le sue attività.”

Dunque…impariamo a desiderare e permettiamoci di liberare la fantasia,  focalizzando l’attenzione sulle “parole per dirlo”, e  impariamo a conoscere e ri-conoscere le nostre parole chiave, quelle che identificano in maniera “forte” i nostri valori e priorità : come tanti piccoli Noè,  creiamo la nostra “Arca” e salpiamo per questo viaggio ..verso le Stelle!

Tiziana Mancini

 

Ringrazio:

Maria Grazia Schembri (Psicologa e Counselor) Appunti di Psicologia Riccia – Laboratorio dei desideri

lauretta ciccolini di smackreation

alessandra lunesu di the art of dreams

 

foto di copertina :  sperling & kupfer – Margherita Hack Luca Ranzini – tutto comincia dalle stelle

fonte acchiappasogni : ilbuongiorno.it/articles/curiosità/item/5189-significato-e-storia-del-magico-acchiappasogni-ar

fonte I mandala : www.ilcerchiodellavita.com

fonti regole 101 desideri : www.pensafuoridallascatola.wordpress.com

 

 

Il Solstizio d’estate: falò e desideri, riti senza tempo..

Oggi , 21 giugno è il Solstizio:  inizia ufficialmente l’estate! Anche se in realtà il caldo di questi giorni ci ha fatto assaporare già da un po’ l’idea di onde spumeggianti e bikini colorati, normalmente è adesso che il sole comincia a scaldare mentre la sera è ancora fresca e ventilata, quantomeno nelle terre del nordovest (di Milano…).

Il Sole raggiunge il suo punto più alto. Si fondono insieme, antichissime tradizioni popolari e profondi significati esoterici e religiosi. In concomitanza con il solstizio estivo, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva per poi riprendere il cammino invernale e ha inizio l’estate, si celebra la Festa Solare per eccellenza.  In età precristiana questo giorno era considerato sacro al pari di un capodanno  da cui l’usanza di trarre dei presagi. Il Sole, simbolo del fuoco divino, entra nella costellazione del Cancro, simbolo delle acque e dominato dalla Luna, dando origine all’unione delle due opposte polarità che si incontrano. Il Sole è la parte maschile e la Luna quella femminile. san-juan-1729492__480E’ la notte dei falò, che i nostri vecchi accendevano per perpetuare un rito magico interpretato da alcuni studiosi, atto a scacciare i demoni e le forze occulte della natura. La terra si imbeve di strani influssi, le erbe medicinali, madide di rugiada, acquistano maggiore efficacia. La gente dei campi festeggiava  anche per un’esigenza purificatrice. Era d’uso, infatti, dopo il raccolto, bruciare la sterpaglia  che restava sul terreno, per la necessità del terreno stesso,  di essere purificato dalla rugiada ed essere pronta a ricevere la nuova semina.
Per la sovrapposizione tra il calendario cristiano con quello pagano, in Italia i riti per il Solstizio si celebrano nella notte di San Giovanni Battista, il santo asceta che battezzò Gesù. La sua festa è il 24 giugno, e la notte precedente, il 23 giugno, è una notte magica, la notte in cui tutto può succedere, delle streghe e dei demoni, ma anche del bene che vince sul male, della luce che vince le forze occulte della natura e scaccia il malocchio. È la notte del sogno e della premonizione, celebrata anche da Shakespeare nel Sogno di Una Notte di Mezza Estate.vintage-1721945__480

I rituali di questa notte sono  tantissimi e io, curiosando qua e là, ne ho raccolti almeno 10, e alcuni parecchio bizzarri: la fantasia degli uomini antichi non aveva davvero limiti…

1.Raccogliere un mazzetto di erbe , rigorosamente bagnate già dalla rugiada, da mettere sotto il cuscino per garantire sogni premonitori e buona fortuna in ambiti diversi:

  •  Prezzemolo contro l’invidia, 
  • Iperico contro le sventure e per garantire sonni sereni;
  • Artemisia (cintura del diavolo) per la fertilità….e per preservarci dai fulmini (!)
  • Ruta per le proprietà curative, e come scaccia diavoli…vista la sua forma a croce..
  • Menta  a garanzia della lunga vita e per trovare l’amore,
  • Rosmarino per tenere lontani diavoli e streghe;
  • Aglio, potentissimo talismano, particolarmente forte contro la stregoneria e come tutti sappiamo contro i vampiri ….ma soprattutto contro chiunque non vogliamo vicino!
  • Lavanda per un buon riposo e per proteggere. …E’ simpatico pensare che riporre la lavanda nei cassetti e negli armadi, per proteggere la propria biancheria e quella dei famigliari, è un rituale di protezione personale antichissimo  ……e non solo un mezzo, profumato, per  tenere lontano le tarme!
  • e poi ancora la Salvia a proteggere dalle creature malvagie;
  • Verbena come simbolo di pace e prosperità e in grado di guarire dalle malattie. Anche qui: i romani usavano mettere la verbena sui tavoli dei grandi banchetti verbena_M1perché la ritenevano essenziale per la convivialità e le buone relazioni interpersonali ….forse che per estensione la buona compagnia e il buon cibo…tengono lontane le malattie ??
  • E infine la  Mandragora, una delle piante più pericolose, con la doppia facoltà di sedare ed eccitare data la sua essenza ambivalente, maschile e femminile; molto cara alle streghe, si usa per preparare narcotici e filtri d’amore.
  • Con queste piante si prepara anche l’acqua di San Giovanni: messe in un bacile colmo d’acqua e lasciate fuori casa per tutta la notte, hanno il potere di aumentare la bellezza, preservare dalle malattie, ma nello stesso tempo difendere dal malocchio, dall’invidia e dalle fatture, soprattutto quelle pronunciate contro i bambini.

2.Tagliare un ramo di felce maschio per ricevere capacità divinatorie, forza soprannaturale e sapienza. Secondo le credenze il suo fiore bianco si schiude solo la Notte di San Giovanni, restando visibile per un attimo, e per poterlo cogliere, lottare contro il diavolo è purtroppo necessario.  Probabilmente il fascinogreen-leaf-2280141__480 che ha esercitato nei secoli la felce sull’immaginario umano, le deriva dal fatto di essere una specie vegetale antichissima…le prime tracce risalgono a 350 milioni di anni fa! In ogni caso tenere un ramo in casa pare garantisca guadagno tutto l’anno: …vale la pena di provare!

3.Bere la rugiada per purificarsi e per  “rifiorire”, ma anche per tenere lontano ogni influenza negativa. Come? Stendendo un telo sul prato  e una volta bagnato, strizzarlo per berne le gocce!

4.Mangiare lumache: le corna delle lumache sono simbolo di discordia e preoccupazioni …..mangiarle vuol dire eliminarle (!!!)

IMG-20170607-WA00485.La notte di S.Giovanni  è una notte magica in ogni senso, quindi non si potrà fare a meno di Dare un’occhiatina al futuro. In molte tradizioni  le giovani donne possono scorgere il mestiere del futuro marito rompendo un uovo e lasciando che l’albume nell’acqua ne formi il disegno.  Questa, per esempio, è una tradizione dell’entroterra di Pescara/Chieti, in Abruzzo, che mi raccontavano mia madre e le mie nonne quando ero piccola, nelle sere d’estate in campagna…ebbene sì lo confesso: ho provato anch’io tanti anni fa ma devo dire che l’interpretazione non è stata delle più chiare…!

6.Interpretare il volo delle lucciole, per  indovinare l’andamento e quindi la fortuna o la sfortuna dell’anno agricolo. Se le lucciole volano rasentando i fossi  l’estate sarà torrida e siccitosa; in caso contrario, se volano su siepi e piante e si portano verso l’alto, l’estate sarà fresca e piovosa.stock-photo-fireflies-in-the-bush-at-night-in-taiwan-410515864

7.A mezzanotte i rabdomanti devono tagliare dai noccioli e dai salici, i rami biforcuti per la loro bacchetta divinatoria.   

8.Se Vedere o incontrare un gufo, nella notte tra il 23 e il 24, è sinonimo di estrema fortuna perché portatore di saggezza e di fortuna, sorte diversa e sventurata è l’incontro ravvicinato con uno o più pipistrelli all’interno della casa. Immediatamente si deve fare uscire la bestia e quindi spargere sale sul pavimento, quindi legare agli “scuri” mazzetti di aglio allo scopo di tenere lontano l’indesiderato ospite.                                                       

9.Raccogliere le noci acerbe per farne il nocino: il liquore rinvigorente e panacea di tutti i mali.

A proposito delle Noci:  il nome deriva dal greco, col significato di “ghianda di Giove”,  in virtù della bontà e dell’alto valore nutritivo del frutto.  In Grecia, l’albero era protetto dalla dea Artemide (la romana Diana),  dea della natura ma anche dea lunare, protettrice dei boschi,  e che sarebbe stata, secondo il mito, trasformata in un noce da Dioniso. Nella celebrazione dei Misteri Dionisiaci, le sacerdotesse del dio, chiamate anche Baccanti, celebrano i riti legati alla fertilità e alla madre terra, danzando  sfrenate attorno ad un albero di noce, sacro al dio, in preda ad esaltazione sempre più profonda. Agli osservatori Cristiani dei secoli scorsi, che vedevano nella donna il simbolo del male e del peccato, questi rituali sembrarono osceni e malefici, e da qui nacque la leggenda delle streghe e delle loro riunioni notturne (sabba) sotto un noce, nella notte di San Giovanni.  La leggenda ebbe probabilmente origine presso Benevento, sede del “noce stregato” più famoso del mondo già nel 600 d.C. Fu qui che il vescovo Barbato,  fece sradicare l’albero per impedire ulteriori incontri. L’albero però ricrebbe e le riunioni continuarono ancora a lungo, anche dopo il 1600, quando il noce originario morì.  Anticamente il fatto che non ci fossero altre piante nelle vicinanze di un noce era associato alle attività stregonesche che, appunto, si pensava si svolgessero sotto, ….in realtà  le radici di questa pianta, come anche le sue foglie, contengono una sostanza, la juglandina, tossica per le altre piante.  walnut-1710570__480

Nonostante l’albero del noce abbia questa triste e demoniaca fama, paradossalmente, è rimasto invece molto amato e apprezzato per le notevoli virtù medicinali. Secondo la dottrina delle “corrispondenze” o “magia simpatica” già Giovan Battista della Porta, medico e alchimista alla fine del 1500, indicava  il frutto come rimedio per tutti i problemi legati al cervello, a causa della forma del gheriglio, che appunto  lo ricorda. Numerose sono le applicazioni tramandateci dalle antiche guaritrici, tra le quali la capacità della pianta di assorbire i veleni e delle foglie di eliminare piaghe e ulcere. Il liquore preparato con le noci acerbe, ancora nel mallo, raccolte rigorosamente il 23 di giugno, è invece ritenuto miracoloso come digestivo.

10. Su tutti però, proprio per la tradizione legata al Sole e al fuoco nei campi, il rituale più diffuso è quello di accendere un falò. Va bene anche un piccolo fuoco simbolico acceso nel calderone o in un qualsiasi recipiente, meglio se di rame, composto con 7 erbe diverse. Questa pratica serve a potenziare forza, potere e protezione.  Eventualmente, per evitare incendi in casa può bastare anche il fuoco di una candela!  Alla tradizione del falò in cui bruciare i “resti” dell’anno (agricolo) si aggiunge, per esteso “entrare” nel fuoco per purificarsi : E’ beneaugurale saltare sul fuoco avendo ben chiare le cose che vorremmo veder cambiare nella nostra vita.  Più intenso e puro sarà il desiderio espresso mentalmente al momento del salto e più esso avrà ottime possibilità di realizzarsi.”  campfire-87377__480

In tutte le latitudini il maggior numero di ore di luce è sempre stato celebrato come un nuovo inizio …quindi come un momento di gioia, e di rinnovato fulgore per tutto il mondo vivente, uomo compreso, con la speranza e la ricerca, scrutando in ogni modo possibile, di buoni auspici per il prossimo futuro, per il raccolto, fondamentale in tutte le civiltà agricole, ma anche  per il proprio personale futuro: ricchezza, abbondanza, matrimonio, fertilità.  Un’esigenza ancestrale che ancora oggi , nel nostro mondo 2.0, continua a vivere con noi, ogni volta che ci troviamo di fronte ad un nuovo anno, a nuovi percorsi e a nuove sfide nella nostra vita, anche quando , magari pur non credendoci molto,  ci lasciamo affascinare  dall’oroscopo di una rivista o da qualche antica usanza  delle nostre nonne.

Dunque, quale momento migliore di questo, per formulare i nostri più profondi desideri per noi stessi, per il nostro futuro e in sostanza, per essere felici ? …Ecco a questo punto però mi sorge un dubbio:  io saprò esprimere ciò che mi sta davvero a cuore? Saprò trovare le parole giuste per dirlo?

Giovedì 22 giugno, alle 21,00 c’è una serata incontro gratuita,  qui vicino, a S.Vittore Olona – Mi-  nella piazza centrale, in cui si parla proprio di questo. Si chiama Laboratorio dei Desideri. L’incontro è tenuto da Maria Grazia Schembri, psicologa di professione che oltre alla scienza medica moderna e ufficiale, è appassionata di Psicologia Antica e pare che già in quella l’uso delle parole e di come veicolarle avesse un valore notevole, per far presa sul popolo e non solo…  Io quasi quasi ci vado, così per la notte di S.Giovanni sono già pronta…e tu?

Tiziana Mancini

LABORATORIO DEI DESIDERI 5

 

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